Il significato e la capacità evocativa dei numeri mi hanno sempre affascinato. Non mi sono mai avvicinato attivamente alla cabala nè ho subito la fascinazione del lotto; tuttavia, se lancio uno sguardo ad una targa, se leggo un indirizzo o soprattutto se mi imbatto in una data, in modo automatico sommo, relaboro, riordino le cifre. E' un esercizio frequente nella mia vita, quasi un divertimento, che occhieggia più al significato simbolico che alla capacità razionale e ordinatoria della matematica in senso lato. Con questo background mentale, il titolo del primo libro di Paolo Giordano "La solitudine dei numeri primi" mi aveva immediatamente incuriosito dalla sua prima comparsa in libreria, attorno a gennaio. Io amo i numeri dispari e sono, pertanto, core target. Le note biografiche dell'autore mi avevano ulteriormente convinto sulla opportunità/necessità di lettura. Ci sono alcuni libri che mi chiamano, ma c'è bisogno di un atto di acquisto più ponderato, quasi una prova d'interesse, una immediata rinuncia per un piacere posticipato ma più intenso.
Sono rimasto molto colpito da questo libro. Che mi frulla ancora nella mente, per il suo impianto narrativo, per la forza dei due personaggi e per la lingua con cui essi si esprimono. E' stata una lettura coinvolgente, con quel desiderio di arrivare alla fine e, contemporaneamente, di non voler chiudere la vicenda. Per quel che vale il mio giudizio da semplice lettore, Paolo Giordano ha scritto un'opera encomiabile, soprattutto se si considera il fatto che ha solo 25 anni. E anche un apprezzamento all'editor, responsabile del titolo, come ha svelato l'autore nelle interviste, per la sua straordinaria forza sintetica ed evocativa.
"I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti tra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. ... In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché tra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43."
"Furono gli altri ad accorgersi per primi di quello che Alice e Mattia avrebbero capito sol molti anni più avanti. Entrarono nella stanza tenendosi per mano, Non sorridevano e i loro sguardi seguivano traiettorie divergenti, ma era come se i loro corpi fluissero con continuità l'uno nell'altro, attraverso le braccia e le dita a contatto."
"La violenza è nella precisione del dettaglio"





