Mi definisco un appassionato della rete, un fruitore avanzato piuttosto che un vero esperto. Rappresenta un ottimo terreno per la mia professione di comunicatore, sia per gli strumenti che offre sia per le fonti che mi fornisce. Ma ad affascinarmi è soprattutto la portata rivoluzionaria in termini di teoria e prassi, di pensieri e abitudini che essa implica.
La partecipazione al Convegno udinese “State of the net” (8 e 9 febbraio ) è stata un’esperienza decisamente significativa. Una full immersion di alto profilo in una cornice di cordialità e piacevolezza. Un po’ come la Rete stessa. Vicinanza, collaborazione e discussione. Unico limite: alle volte un eccesso di autoreferenzialità, del resto normale conseguenza del fatto che la platea era rappresentata da pionieri, early adopters e avanguardisti tecnologici. E quindi era necessariamente un pò lontana dal mainstream e dal mercato, soprattutto italiano.
Le sollecitazioni sono state molteplici, considerando che gli argomenti trattati spaziavano dall’economia ai media, passando per sociologia e politica. Provo a raccontare, senza la pretesa di essere esaustivo, le keyword più stimolanti dal mio punto di vista.
Oggi le prime sei.
I POST-CONTEMPORANEI.
Questa categoria è stata oggetto di un approfondimento sull’ultimo numero di Nòva, ripreso e sviluppato durante la sessione di Luca De Biase. E’ il quadro della condizione di molte persone impegnate nei vari campi dell’innovazione (manager, creativi, comunicatori). Una categoria della pratica, per così dire. Costretti a vivere il presente immaginandone il superamento e tendendo sempre al futuro. Ma quella che può sembrare una prerogativa di alcuni circuiti professionali, può forse diventare anche lo specchio di comportamenti più generali.
Progettuali e prospettici, perennemente in bilico tra una visione critica del presente e una tensione positiva verso ciò che accadrà. Per sfruttare un’espressione di Antony Mayfield, hopeless optimist. E un po’ l’esatto opposto del carpe diem oraziano, ripreso in chiave pop da Peter Weir ne L’attimo fuggente.
L'ASCOLTO
E' stato ribadito da quasi tutti i relatori che questa deve rappresentare necessariamente la modalità con cui utenti singole, comunità e mondo corporate devono avvicinarsi alla rete e in particolare ai social network. Non semplice monitoraggio ma vero ascolto. Paritario e ricettivo. Che si tratti di digital marketing o della diffusione di informazioni.
La POLITICA DELL'AGIRE
Ovvero del prendersi carico della necessità o della possibilità del cambiamento, senza delega alle istituzioni, ai centri di potere o, in un linguaggio più semplice, agli altri. Non si aspetta il cambiamento dall’alto, ma lo si provoca, in prima persona, dal basso. Una dimostrazione concreta di tutto questo sono i numeri relativi al blogging: ogni giorno nel mondo ne vengono aperti 120.000, secondo le stime di David Sifry.
Se l’ecosistema esterno parrebbe limitare le possibilità dell’innovatore, la Rete offre un vantaggio competitivo enorme: la consapevolezza di non essere da soli, di potersi facilmente connettere, di rendere esperienza collettiva l’innovazione individuale.
Gigi Tagliapietra ha molto insistito su questi temi e Marco Formento ha sottolineato l’importanza della produzione modulare e delle comunità epistemiche (vedi Slow Food).
CROSSMEDIALITA’
Musica per le mie orecchie. Da un lato è certificata la fine del potere assoluto degli old media e del modo tradizionale di produrre news e intrattenimento (volendo essere non eccessivamente utopisti, oggi potremmo parlare di potere relativo dei media tradizionali); dall’altro il ruolo attivo del pubblico, la compartecipazione nella costruzione dell'agenda setting e quindi della gerarchia delle notizie. Da qui non si tornerà indietro. A garanzia, oltretutto, dell' impossibilità di generale un Pensiero Unico in Rete, oltre che dello sviluppo effettivo dei concetti di sostenibilità economica, culturale e sociale. Un buon anticorpo rispetto ai possibili effetti manipolatori dell'informazione.
E nel linguaggio crossmediale, Enrico Menduni ha sottolineato l'importanza dell'elemento visivo. Interessante l'approdondimento sulle responsabilità del blogger e sulla consapevolezza che deve avere ogni ideatore di contenuto a qualsiasi livello.
IL MUTUO SOCCORSO INFORMATIVO
Bella definizione di Luca De Biase ad indicare uno scenario alternativo per chi rifiuta il modello di business tradizionale dei media. La riflessione parte ovviamente dalla centralità delle persone all'interno della struttura e del significato della condivisione delle informazioni.
YES WE CAN
Non è solo il tormentone legato alla campagna di Barack Obama (ampiamente vincente dal punto di vista della strategia media rispetto a Hillary Clinton), ma è la prima grande conferma di come la comunicazione attraverso la rete e coerente alle sue caratteristiche possa essere vincente. Joshua Levi, partner di techpresident.com, ha citato Micah Sifry, il quale nei giorni scorsi ha dichiarato che senza l'attivismo generato dalla rete Hillary Clinton sarebbe già divenuta la candidata democratica per la presidenza. Comunque vada per Obama, sarà in ogni caso un successo, per dirla alla Chiambretti.
I suoi supporter hanno avuto la chiara percezione della loro importanza, della possibilità di partecipare in modo attivo, di poter parlare e, non da ultimo, di potersi divertire (fun). Obama ha dimostrato di non avere paura della gente, di non voler mettere troppi filtri, come accade nella maggior parte dei casi da parte dei politici. Il suo slogan è il grido di tutti, comprende il sogno, la speranza e il duro lavoro per riuscire a raggiungere gli obiettivi, caro al pragmatismo americano. In qualche modo Obama ha capito che il cambiamento degli elettori ha preceduto il cambiamento della politica, mentre Hillary, un po’ come il marketing tradizionale, crede nel processo verticale di creazione del prodotto, offerta sul mercato e convincimento all’acquisto. Che può essere ancora vincente, ma ora si deve necessariamente confrontare con strumenti più efficaci, soprattutto nel dialogo con il pubblico giovane.
(1) to be continued
